Imbottigliamento isobarico o contropressione. Cos’è e come funziona?

imbottigliamento isobarico

L’imbottigliamento isobarico, più comunemente detto a contropressione, è un metodo usato principalemente per il riempimento delle bottiglie con bevande gasate ma può essere utilizzato senza problemi anche per quelle lisce. È un procedimento molto diffuso perché consente la rimozione quasi totale dell’ossigeno dal contenitore e una dispersione minima delle bollicine. Ma vediamo insieme, nello specifico, il significato di isobarico e il procedimento di imbottigliamento.

 

Significato e funzionamento dell’imbottigliamento isobarico

Partiamo dalle basi. Il significato letterale di isobarico è “A pressione costante”; l’imbottigliamento prevede che la bottiglia venga prima svuotata da quasi tutto l’ossigeno presente per poi essere riempita di anidrida carbonica (CO2) che mantiene la stessa pressione per tutto il procedimento. Successivamente l’imbottigliatrice, tramite un diffusore, distribuisce il liquido direttamente sulle pareti permettendo alla CO2 di fuoriuscire. Infine, una volta che il liquido ha riempito completamente il contenitore, l’anidride carbonica rimasta viene completamente sfiatata e la bottiglia tappata con una chiusura a scelta. 

imbottigliamento isobarico significato

Le fasi dettagliate del riempimento isobarico 

  • Durante l’imbottigliamento isobarico, la bottiglia viene prima sigillata grazie alla guarnizione della valvola di riempimento.
  • A seconda del tipo di prodotto da imbottigliare viene creato inizialmente un vuoto all’interno della bottiglia, aspirando l’aria al suo interno. Quest’aria contiene principalmente ossigeno e azoto, ma è necessario rimuovere l’ossigeno per garantire una durata di conservazione significativamente più lunga (il TOP, che misura l’ossigeno in una bottiglia di birra, rappresenta il tasso di raccolta totale dell’ossigeno ed è generalmente misurato in parti per miliardo, con un intervallo desiderabile tra 40-100 ppb). Questa operazione è nota come pre-evacuazione dell’aria, spesso ripetuta due volte per azzerare la percentuale di ossigeno residuo prima del riempimento effettivo.

 

  • A questo stadio, la bottiglia viene saturata principalmente con CO2 sotto pressione, approssimativamente tra 2,2 e 3,0 bar.
  • La valvola situata sulla sommità del serbatoio di riempimento viene aperta per permettere la fuoriuscita dell’ossigeno

 

  • Successivamente si apre la valvola di riempimento, consentendo alla birra di affluire nel contenitore. La pressione diminuisce gradualmente attraverso la valvola di sfiato, permettendo alla CO2 di fuoriuscire e alla birra di riempire lo spazio precedentemente occupato dal gas. Durante questo processo, la pressurizzazione continua riduce al minimo la formazione di schiuma. Una volta che la bottiglia è colma, la valvola di alimentazione del liquido viene sigillata. Qualsiasi pressione residua viene scaricata attraverso la valvola di sfiato e la bottiglia viene poi tappata. 

 

  • Una volta sigillate, le bottiglie vengono solitamente lavate esternamente con un getto d’acqua delicato per eliminare eventuali residui zuccherini o appiccicosi che potrebbero essersi depositati sulla superficie esterna della bottiglia. 

 

Quando utilizzare l’imbottigliamento isobarico

Come detto precedentemente, il processo isobarico è molto diffuso per l’imbottigliamento di bevande gasate come birra, spumante, vino frizzante o analcolici, proprio per la sua capacità di ridurre la schiuma all’interno della bottiglia ma può essere tranquillamente utilizzato anche per l’imbottigliamento di qualsiasi tipo di liquido, contenente polpa o meno.

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L’imbottigliamento isobarico della birra 

Molto utilizzato sia dai grandi che dai microbirrifici, si sceglie perché fornisce un controllo totale su ogni fase della trasformazione del prodotto e una linea più versatile; consente, infatti, l’imbottigliamento di una birra non gasata per farla fermentare in bottiglia.

 

L’imbottigliamento isobarico dello spumante 

Utilizzato con il metodo Martinotti-Charmant che prevede la spumantizzazione in autoclavi in tempi brevi (da 1 a 6 mesi), il processo permette di avere un pieno controllo della produzione, un riempimento omogeneo, senza differenze tra uno stock e l’altro e una perfetta calibrazione delle bollicine.

 

L’imbottigliamento isobarico del vino

Per quanto riguarda il vino, il procedimento viene adoperato principalmente per quello frizzante ma, come detto prima, è assolutamente possibile lavorare anche con vini fermi.

I vantaggi sono gli stessi dello spumante e della birra e rendono l’imbottigliamento isobarico una grande alternativa per cantine di tutte le dimensioni.

 

Perché senza imbottigliamento isobarico si produce la schiuma?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima spiegare cos’è e perché si produce la schiuma: qualsiasi alterazione della pressione durante il processo di imbottigliamento di un prodotto gasato in una bottiglia o in un altro recipiente provocherà inevitabilmente l’espansione del gas contenuto e la formazione di schiuma, ovvero bolle di gas nel prodotto. L’intensità di questo fenomeno è direttamente proporzionale alla sua temperatura: tanto più è elevata, tanto più marcato sarà l’effetto schiuma.

La propensione alla formazione di schiuma varia tra i diversi prodotti. In linea generale, la quantità di proteine e zuccheri presenti in una bevanda influisce sulla produzione di schiuma. Ad esempio, la birra risulta essere più suscettibile rispetto all’acqua gasata e, all’interno delle birre stesse, alcune possono essere più sensibili di altre, a seconda del livello di proteine presenti nella composizione. 

<h2> In che modo le imbottigliatrici isobariche risolvono il problema? </h2>
Sfruttando l’imbottigliamento isobarico è possibile evitare quasi del tutto la formazione di schiuma durante il processo di riempimento. Eliminare o ridurre la schiuma è più efficiente attraverso il controllo della temperatura del prodotto. Per esempio, la temperatura ideale per riempire la maggior parte delle birre è di 2 °C dai serbatoi di stoccaggio, con un incremento a 3-4 °C in fase di imbottigliamento.

L’utilizzo di questa macchina consente inoltre di stabilizzare le oscillazioni nelle variazioni di pressione tra il serbatoio di stoccaggio, il carbonatore (se utilizzato per carbonare il prodotto) e la macchina di riempimento.

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I vantaggi dell’imbottigliamento isobarico

I vantaggi sono tanti: oltre al fatto che è un processo universale, capace di adattarsi a qualsiasi bevanda, l’imbottigliamento isobarico permette la rimozione della quasi totalità dell’ossigeno dall’interno del contenitore, consentendo una durata di conservazione del prodotto estremamente più duratura. Inoltre è possibile utilizzare le imbottigliatrici con qualsiasi tipo di contenitore: il materiale utilizzato non ha nessuna importanza, possono lavorare con vetro, plastica (PET, HDPE, ecc…) o lattine di alluminio. 

 

Facciamo il punto

In conclusione, utilizzare un’imbottigliatrice isobarica conviene perché:

 

  • Può essere utilizzata con qualsiasi bevanda, gasata, liscia, con presenza di polpa o no.
  • Può essere utilizzata con qualsiasi tipo di contenitore, di plastica, in vetro, lattine di alluminio ecc…
  • Riduce al minimo la formazione di schiuma durante il processo di imbottigliamento.
  • Elimina quasi del tutto la presenza di ossigeno, mantenendo le proprietà organolettiche del prodotto più a lungo.