Produzione dell’olio di oliva: dalle fasi alle macchine, fino all’extravergine

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L’olio d’oliva è molto più di un semplice condimento; è un pilastro fondamentale della dieta mediterranea e un vero e proprio simbolo della cultura italiana, un prodotto che unisce indissolubilmente tradizione millenaria e innovazione tecnologica. Da nord a sud, l’olio extravergine di oliva è un grande protagonista sulle tavole italiane, capace di unire i palati con le sue infinite declinazioni: c’è chi lo preferisce deciso, chi più delicato, chi fruttato o tendente al piccante. Dietro ogni goccia di questo “oro liquido” si cela un processo di produzione olio complesso ma incredibilmente affascinante, un percorso che trasforma un semplice frutto, l’oliva, in un elisir di sapore e benessere. Comprendere come produrre olio di oliva, conoscere le diverse fasi produzione olio di oliva, scoprire il ruolo delle macchine per produzione olio di oliva e, soprattutto, capire come produrre olio extravergine di oliva di alta qualità, significa addentrarsi in un mondo di sapienza antica e moderna tecnologia. Questo articolo si propone come una guida completa per esplorare ciascuno di questi aspetti, svelando i segreti che si celano dietro uno dei prodotti più amati e apprezzati al mondo.

Come si produce l’olio di oliva: un viaggio dall’oliva alla bottiglia

La trasformazione delle olive in olio è, nella sua essenza, un processo meccanico: si tratta di estrarre il succo oleoso contenuto nelle drupe. Tuttavia, la qualità e la classificazione dell’olio che si ottiene dipendono in maniera cruciale da come questo processo viene condotto. Esistono diverse categorie di olio di oliva, come l’extravergine, il vergine e il lampante, e la loro distinzione si basa principalmente su parametri chimici, come l’acidità, e sull’analisi organolettica. La qualità dell’olio, quindi, non nasce per caso, ma è il risultato di una cura meticolosa che inizia nell’oliveto, con la coltivazione di olive sane, e prosegue con un’attenzione scrupolosa in ogni singola fase della lavorazione. Il percorso per produrre un olio di oliva di eccellenza richiede una dedizione costante alla qualità, poiché ogni passaggio, dalla raccolta alla conservazione, può influenzare il risultato finale.

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Le fasi cruciali della produzione dell’olio di oliva: un percorso dettagliato

Il viaggio dell’oliva per diventare olio è scandito da una serie di fasi produzione ben precise, ognuna delle quali gioca un ruolo determinante nel definire le caratteristiche e la qualità del prodotto finale.

1. Raccolta delle olive: il momento decisivo per il sapore

La prima fase, la raccolta, è universalmente riconosciuta come una delle più importanti, poiché da essa dipende in gran parte il profilo aromatico e il sapore finale dell’olio. Il periodo ideale per la raccolta varia in base alla cultivar, all’area geografica e alle condizioni climatiche dell’annata, ma generalmente si concentra tra settembre/ottobre e novembre/dicembre. È fondamentale cogliere le olive al giusto grado di maturazione, un processo noto come invaiatura, durante il quale il colore del frutto vira dal verde al violaceo fino al nero. Olive raccolte in questo momento sono più ricche di succo e di sostanze nutritive, che conferiscono all’olio un gusto più intenso e complesso. La scelta del momento preciso della raccolta rappresenta un delicato equilibrio: una raccolta più tardiva può portare a una maggiore resa in olio, ma spesso a scapito della concentrazione di polifenoli e della complessità aromatica, mentre una raccolta leggermente anticipata può favorire queste ultime caratteristiche.

I metodi di raccolta possono essere manuali, come la brucatura (raccolta a mano oliva per oliva) o la pettinatura (con appositi pettini), che garantiscono la massima integrità del frutto e sono spesso riservati alle produzioni di altissima qualità. Esistono poi metodi meccanizzati, come l’uso di scuotitori o agevolatori, più efficienti per grandi quantità, ma che richiedono attenzione per non danneggiare le olive. Indipendentemente dal metodo, è cruciale evitare ammaccature o lesioni ai frutti, poiché queste possono innescare processi ossidativi e fermentativi indesiderati, compromettendo la qualità dell’olio ancor prima che arrivi al frantoio.

 

2. Stoccaggio e trasporto: corsa contro il tempo per la freschezza

Una volta raccolte, le olive iniziano una vera e propria corsa contro il tempo. È un momento fondamentale, talvolta erroneamente sottovalutato, ma che incide profondamente sulla qualità finale. Le olive dovrebbero essere trasportate al frantoio il più rapidamente possibile, idealmente entro poche ore e comunque non oltre le 24-48 ore dalla raccolta. Questo lasso di tempo ridotto è cruciale per prevenire l’inizio di fermentazioni anomale e l’aumento dell’acidità, fenomeni che degraderebbero irrimediabilmente la qualità dell’olio, rendendo impossibile ottenere un extravergine. Se le olive non vengono lavorate tempestivamente, anche le migliori materie prime possono deteriorarsi. Durante l’attesa, le olive devono essere conservate in cassette forate che favoriscano l’areazione, mantenute in strati sottili per evitare schiacciamenti e surriscaldamenti, e posizionate lontano da fonti di calore e dalla luce diretta del sole. Un corretto stoccaggio temporaneo è quindi tanto importante quanto una raccolta accurata; la logistica post-raccolta e la capacità del frantoio di processare rapidamente le olive sono fattori determinanti. Ritardi o cattiva gestione in questa fase portano inevitabilmente a un aumento dell’acidità e all’insorgere di difetti, precludendo la possibilità di produrre un olio extravergine.

3. Lavaggio e defogliazione: pulizia essenziale per un olio puro

Prima di iniziare il processo di trasformazione vero e proprio, le olive devono essere accuratamente pulite. Questa fase prevede la rimozione di foglie, rametti, terra e qualsiasi altra impurità che potrebbe essere stata raccolta insieme ai frutti. Il lavaggio, effettuato con acqua potabile, è un passaggio fondamentale non solo per il rispetto delle norme igienico-sanitarie, ma anche per garantire una qualità superiore dell’olio. Residui come terra o foglie, se non eliminati, potrebbero infatti conferire all’olio sapori estranei e sgradevoli, come il difetto di “terra” o di “foglia”, oltre a poter accelerare processi degradativi. La defogliazione e il lavaggio assicurano che solo le olive sane e pulite proseguano verso la lavorazione, preservando così le caratteristiche organolettiche intrinseche del frutto. Si tratta di un’operazione apparentemente semplice, ma la sua corretta esecuzione è un prerequisito indispensabile per la purezza e la qualità dell’olio finale.

4. Molitura o frangitura: la trasformazione in pasta d’olio

Con la molitura, o frangitura, si entra nel vivo del processo di lavorazione: le olive, intere e comprensive del nocciolo, vengono inserite nel frantoio per essere compresse e frantumate. L’obiettivo è rompere le pareti cellulari dei tessuti della drupa, in particolare della polpa, per liberare l’olio contenuto nei vacuoli e formare una massa semifluida chiamata “pasta d’olio”.

Esistono due approcci principali a questa fase:

  • Metodi tradizionali: Prevedono l’uso delle classiche macine in pietra (molazze), grandi ruote di granito che ruotano lentamente schiacciando le olive.
  • Metodi moderni: Utilizzano frangitori meccanici, più rapidi ed efficienti, che possono essere di diversi tipi: a martelli (dove le olive vengono proiettate da martelli rotanti contro una griglia metallica), a dischi (le olive passano tra due dischi dentati, uno fisso e uno rotante) o a coltelli. Questi sistemi moderni consentono un miglior controllo del processo e garantiscono standard igienici più elevati. La scelta del tipo di frangitore e la sua regolazione (ad esempio, il diametro dei fori della griglia nel frangitore a martelli) possono influenzare la granulometria della pasta d’olio, il grado di emulsione tra olio e acqua e, di conseguenza, il profilo organolettico dell’olio finale, inclusa l’estrazione dei composti fenolici.

Un aspetto cruciale in questa fase, soprattutto se si mira a produrre un olio extravergine di alta qualità, è la cosiddetta “frangitura a freddo”, ovvero lavorare mantenendo le temperature della pasta d’olio più basse possibile, idealmente sotto i 27°C, per evitare il surriscaldamento che potrebbe causare l’ossidazione del prodotto e la perdita di aromi volatili e preziosi antiossidanti.

5. Gramolatura: l’arte di unire le goccioline d’olio

Dopo la frangitura, la pasta d’olio ottenuta viene trasferita nelle gramole, vasche in acciaio inox dotate di pale elicoidali che la rimescolano lentamente e continuamente. Questa fase, chiamata gramolatura, è piuttosto semplice da spiegare ma necessita di tempo e precisione per essere eseguita correttamente. L’obiettivo principale è quello di rompere le emulsioni tra acqua e olio formatesi durante la frangitura e di favorire l’aggregazione delle micro-goccioline d’olio disperse nella pasta in gocce sempre più grandi e libere, che potranno così essere separate più facilmente nella fase successiva.

La gramolatura è considerata da molti “il cuore del processo, dove si determina la qualità finale del prodotto”. Durante questo lento rimescolamento, è fondamentale un controllo rigoroso di due parametri: la temperatura e il tempo. Per ottenere un “estratto a freddo”, la temperatura della pasta non deve superare i 27°C (idealmente tra 20°C e 27°C), e il tempo di gramolatura non dovrebbe eccedere i 60 minuti, anche se spesso si prediligono tempi più brevi (30-40 minuti) per preservare al meglio le proprietà nutrizionali, i polifenoli e i sapori autentici dell’olio. Un rimescolamento troppo prolungato o a temperature eccessive potrebbe infatti portare all’ossidazione della pasta, alla perdita di composti aromatici volatili e all’attivazione di enzimi che degradano la qualità. Per questo, la tecnologia moderna offre soluzioni come il “Modulo di Condizionamento Termico” da installare dopo il frangitore, che permette di portare istantaneamente la pasta alla temperatura desiderata prima che entri nelle gramole, garantendo un controllo termico ottimale fin dall’inizio.

 

6. Estrazione dell’olio: separare l’oro verde

Una volta che la pasta d’olio è stata adeguatamente gramolata e le gocce d’olio si sono aggregate, si procede all’estrazione vera e propria, ovvero alla separazione della fase oleosa dalla fase solida (la sansa, costituita da bucce, polpa e frammenti di nocciolo) e dalla fase acquosa (l’acqua di vegetazione contenuta nelle olive).

Anche qui, si distinguono metodi tradizionali e moderni:

  • Metodo tradizionale (per pressione): La pasta d’olio viene distribuita su diaframmi filtranti circolari detti fiscoli, impilati uno sull’altro e sottoposti a pressione in presse idrauliche. L’olio e l’acqua di vegetazione fuoriescono e vengono raccolti, per poi essere separati per decantazione o centrifugazione. Questo metodo discontinuo è oggi meno diffuso nelle produzioni di qualità su larga scala, a causa dei maggiori rischi di ossidazione dovuti al contatto con l’aria e della difficoltà nel mantenere un’igiene ottimale dei fiscoli.
  • Metodo moderno (per centrifugazione): È il sistema più utilizzato oggi, specialmente nei frantoi a ciclo continuo. La pasta d’olio viene immessa in un decanter, una potente centrifuga ad asse orizzontale che, grazie alla differenza di peso specifico, separa istantaneamente le tre componenti: l’olio, più leggero; l’acqua di vegetazione; e la sansa, più pesante. Questo metodo è più rapido, igienico e permette un controllo migliore del processo, riducendo i tempi di contatto con l’ossigeno e preservando meglio la qualità dell’olio. Esistono decanter a due fasi (che separano olio e una sansa umida contenente l’acqua di vegetazione) e a tre fasi (che separano olio, acqua di vegetazione e sansa).

Dopo l’estrazione con il decanter, l’olio può essere ulteriormente purificato mediante separatori centrifughi verticali, che eliminano le ultime piccole impurità solide e i residui di acqua di vegetazione, rendendo l’olio più limpido e stabile nel tempo. Anche in questa fase, è cruciale mantenere basse le temperature di lavorazione per non compromettere la freschezza e le caratteristiche dell’olio. L’evoluzione tecnologica ha portato a un significativo miglioramento dell’efficienza e dell’igiene, con un impatto diretto sulla capacità di preservare la qualità intrinseca dell’olio.

7. (Opzionale) Filtrazione: olio limpido o integrale?

Una volta estratto, l’olio può essere sottoposto o meno a filtrazione. Questa scelta dipende dalle preferenze del produttore e dalla destinazione d’uso dell’olio.

  • Olio filtrato: Appare limpido e brillante. La filtrazione rimuove le particelle solide residue (mucillagini, frammenti di polpa) e l’umidità in sospensione. Questo processo rende l’olio più stabile nel tempo, poiché tali particelle potrebbero, con il tempo, depositarsi sul fondo (formando la cosiddetta “morchia”) e innescare processi fermentativi o di irrancidimento, compromettendo la conservabilità e il profilo aromatico dell’olio.
  • Olio non filtrato (o “mosto”, “novello”, “integrale”): Si presenta torbido e velato a causa della presenza di queste particelle in sospensione. Alcuni consumatori lo preferiscono per il suo aspetto più “rustico” e per una potenziale maggiore carica aromatica e di sapore nelle prime settimane dopo la produzione. Tuttavia, l’olio non filtrato ha generalmente una vita commerciale più breve ed è più suscettibile all’alterazione; è quindi consigliato per un consumo relativamente rapido, preferibilmente entro pochi mesi dalla produzione.

La filtrazione, quindi, non è una questione di qualità intrinsecamente “migliore” o “peggiore”, ma piuttosto una scelta tecnica legata alla stabilità e alla longevità desiderate per il prodotto. Per una conservazione ottimale e per evitare l’insorgere di difetti come la morchia, la filtrazione è spesso la pratica più indicata, sfatando il mito che “non filtrato” sia sempre sinonimo di qualità superiore.

8. Conservazione dell’olio: mantenere intatte le proprietà

L’ultima fase, ma non meno importante, è la corretta conservazione dell’olio appena prodotto. Anche il miglior olio extravergine può degradarsi rapidamente se non conservato adeguatamente. I principali nemici dell’olio sono la luce, il calore e l’ossigeno (aria). L’esposizione a questi agenti accelera i processi di ossidazione, portando all’irrancidimento e alla perdita delle preziose caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Poche ore di esposizione diretta al sole possono far diventare l’olio rossastro e rancido.

Per preservare al meglio l’olio, è necessario:

  • Utilizzare contenitori adeguati: per grandi quantità in frantoio, si prediligono serbatoi in acciaio inox, che proteggono dalla luce e sono inerti. Per il consumo domestico, il materiale ideale è il vetro scuro (verde o marrone), che scherma la luce. Anche le latte di buona qualità possono essere utilizzate, ma se la latta è di scarsa qualità, l’olio potrebbe assumere un sapore metallico. È fondamentale che i contenitori siano sempre ben chiusi per limitare il contatto con l’aria.
  • Mantenere una temperatura di conservazione ottimale: l’ideale è tra i 14°C e i 18°C, in un luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di calore e da sbalzi termici eccessivi.
  • Rispettare i tempi di consumo: un olio extravergine di qualità si conserva bene per circa 18-24 mesi dalla data di produzione (o meglio, di imbottigliamento, se indicata l’annata di raccolta). Una volta aperta la bottiglia, è consigliabile consumare l’olio entro 3-6 mesi per apprezzarne appieno la freschezza.

Una corretta conservazione è quindi l’atto finale che garantisce al consumatore di poter godere di tutte le qualità per cui l’olio è stato prodotto con tanta cura.

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Macchine per la produzione dell’olio di oliva: tecnologia al servizio della qualità

Il frantoio moderno è il luogo dove la tradizione secolare della produzione olearia incontra l’innovazione tecnologica. L’obiettivo è duplice: massimizzare l’efficienza produttiva e, soprattutto, garantire i più alti standard di igiene e controllo del processo per ottenere un olio di qualità superiore. Le macchine per produzione olio di oliva oggi disponibili sono frutto di decenni di ricerca e sviluppo.

Le principali attrezzature che compongono un impianto moderno includono:

  • Defogliatori e Lavatrici: Queste macchine sono poste all’inizio della linea di lavorazione. I defogliatori rimuovono foglie, rametti e altri detriti leggeri tramite flussi d’aria o sistemi meccanici. Le lavatrici provvedono poi a un accurato lavaggio delle olive con acqua pulita, eliminando terra e impurità residue.
  • Frangitori: Come già accennato, sostituiscono le antiche molazze. I più comuni sono:
  • Frangitore a martelli: Le olive vengono convogliate in una camera dove martelli rotanti ad alta velocità le frangono proiettandole contro una griglia fissa. Il grado di frangitura è determinato dal diametro dei fori della griglia.
  • Frangitore a dischi: Le olive passano tra due dischi metallici dentati, uno fisso e uno rotante, che le rompono e le lacerano. Esistono anche frangitori a coltelli o rulli. La scelta del tipo di frangitore e la sua regolazione (velocità, distanza tra gli elementi frangenti) influenzano la struttura della pasta d’olio, in particolare la dimensione delle particelle e il grado di rottura dei noccioli, con ripercussioni sull’estrazione dei composti fenolici e sul profilo aromatico dell’olio.
  • Modulo di Condizionamento Termico (TCM): Si tratta di uno scambiatore di calore, spesso di tipo tubulare, installato immediatamente dopo il frangitore. La sua funzione è quella di portare la pasta di olive istantaneamente alla temperatura desiderata (riscaldandola o raffreddandola) prima che entri nelle gramole. Questo assicura un controllo assoluto della temperatura fin dalle prime fasi della preparazione della pasta, ottimizzando i tempi di gramolazione e l’azione meccanica successiva, e riducendo l’ossigenazione.
  • Gramole (o Vasche di Gramolazione): Sono vasche in acciaio inox, generalmente chiuse per limitare il contatto con l’ossigeno (alcuni modelli avanzati, come le gramole Atmosphera® di Alfa Laval, possono operare in atmosfera controllata o sotto vuoto), dotate di coclee o pale elicoidali che rimescolano lentamente la pasta d’olio. Il controllo preciso della temperatura (tramite intercapedini in cui circola acqua calda o fredda) e del tempo di gramolazione è cruciale.
  • Decanter Centrifughi: Sono il cuore del sistema di estrazione moderno. Queste centrifughe orizzontali ad alta velocità separano la pasta di olive nelle sue componenti (olio, acqua di vegetazione, sansa) sfruttando la forza centrifuga e la differenza di densità. La pasta entra nel tamburo rotante del decanter, i solidi (sansa) si depositano sulla parete esterna e vengono evacuati da una coclea interna, mentre l’olio, più leggero, si raccoglie verso il centro e viene scaricato separatamente. L’acqua di vegetazione viene anch’essa separata.
  • Separatori Centrifughi Verticali: Dopo il decanter, l’olio può passare attraverso un separatore verticale, una centrifuga ad altissima velocità che effettua una chiarifica finale, rimuovendo le più piccole particelle solide residue e le goccioline d’acqua ancora in sospensione. Questo passaggio contribuisce a una maggiore limpidezza e stabilità dell’olio.
  • Macchine Imbottigliatrici: Questa fase finale è cruciale per preservare la qualità dell’olio fino al consumatore. Le linee di imbottigliamento moderne, che possono essere semiautomatiche o completamente automatiche, includono tipicamente riempitrici, tappatrici ed etichettatrici. Le riempitrici, dosano l’olio nelle bottiglie, con ugelli anti-goccia per evitare sprechi. Le tappatrici applicano i tappi in modo sicuro, mentre le etichettatrici appongono le etichette con tutte le informazioni necessarie. 

 

L’adozione di macchinari moderni e la loro corretta gestione permettono un controllo superiore dei parametri critici come temperatura, tempi di lavorazione e contatto con l’ossigeno. Questo si traduce in una minore degradazione ossidativa ed enzimatica della pasta d’olio e, di conseguenza, in un olio di qualità superiore, più ricco di aromi, sapori e composti benefici come i polifenoli.

Di seguito, una tabella riassume le principali differenze tra il metodo di produzione tradizionale e quello moderno:

Tabella 1: Confronto metodi di produzione olio: tradizionale vs. moderno

CaratteristicaMetodo Tradizionale (Molazze e Presse)Metodo Moderno (Ciclo Continuo con Decanter)
FrangituraMolazze in pietra (lenta, possibile surriscaldamento/ossidazione)Frangitori metallici (rapidi, controllo temperatura, meno ossidazione)
GramolazionePuò essere meno controllata, rischio esposizione ossigenoGramole chiuse, controllo temperatura e atmosfera (ove previsto)
EstrazionePresse con fiscoli (discontinua, igiene critica, ossidazione)Decanter centrifughi (continua, alta igiene, rapida)
IgienePiù difficile da mantenere (fiscoli porosi)Elevata (acciaio inox, sistemi chiusi e facilmente sanificabili)
Controllo TemperaturaLimitato, spesso dipendente dall’ambientePreciso (TCM, gramole termocondizionate)
Qualità Olio PotenzialePuò essere alta se ben gestita, ma con maggiori rischi di difettiGeneralmente più costante e alta, minori rischi di difetti ossidativi/fermentativi
ResaVariabile, può dipendere dall’abilità dell’operatoreGeneralmente ottimizzata grazie alla tecnologia
ManodoperaElevata, processo discontinuo e laboriosoRidotta, processo automatizzato e continuo
Costi MacchinariContenuti per sistemi base tradizionaliElevati, specialmente per impianti completi e tecnologicamente avanzati

Questa tabella evidenzia come la modernizzazione, pur richiedendo investimenti maggiori, offra vantaggi significativi in termini di controllo del processo, igiene e costanza qualitativa, aspetti fondamentali per la produzione di oli extravergini di eccellenza.

L’eccellenza dell’extravergine: come produrre olio extravergine di oliva di alta qualità

L’Olio Extravergine di Oliva (EVO) rappresenta il vertice qualitativo della produzione olearia. Per potersi fregiare di questa denominazione, un olio deve rispettare parametri rigorosi, sia chimici che organolettici, definiti dalla normativa europea. La dicitura “Extravergine” non è quindi una semplice etichetta di marketing, ma una vera e propria certificazione che attesta un processo produttivo superiore e un profilo specifico del prodotto.

Secondo la legge, un olio extravergine di oliva deve essere ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici. Uno dei parametri chimici fondamentali è l’acidità libera, espressa in acido oleico, che non deve superare lo 0,8% (0,8 grammi per 100 grammi di olio). Inoltre, l’olio deve risultare privo di difetti all’analisi organolettica (panel test) e presentare una nota di fruttato.

Al centro della produzione di un olio EVO di alta qualità c’è il concetto di “spremitura a freddo” o, più correttamente, “estrazione a freddo”. Questa dicitura garantisce che l’intero processo di lavorazione della pasta d’olio (in particolare la gramolatura e l’estrazione) sia avvenuto a una temperatura controllata, mantenuta costantemente al di sotto dei 27°C. Lavorare a basse temperature è essenziale per preservare l’integrità delle componenti più delicate dell’olio: gli aromi volatili, che ne definiscono il bouquet, e le preziose sostanze antiossidanti, come i polifenoli e le vitamine, che contribuiscono non solo al sapore (note amare e piccanti) ma anche ai noti benefici per la salute.

Per garantire il raggiungimento degli standard EVO, ogni passaggio deve essere curato nei minimi dettagli:

  • Materia prima impeccabile: Utilizzare esclusivamente olive sane, integre, raccolte al giusto stadio di maturazione (invaiatura) e prive di danni da parassiti o avversità climatiche.
  • Tempestività: Ridurre al minimo il tempo che intercorre tra la raccolta delle olive e la loro lavorazione in frantoio, idealmente entro poche ore e comunque non oltre le 24-48 ore.
  • Pulizia accurata: Lavare meticolosamente le olive per eliminare qualsiasi residuo di terra, foglie o altro materiale estraneo.
  • Controllo termico costante: Mantenere basse temperature (sotto i 27°C) in tutte le fasi critiche: frangitura, gramolatura ed estrazione.
  • Igiene massima: Garantire la pulizia impeccabile di tutti i macchinari e degli ambienti del frantoio per evitare contaminazioni che potrebbero compromettere la qualità e la purezza dell’olio.
  • Tecnologia adeguata: Utilizzare macchinari moderni che permettano un controllo preciso dei parametri di lavorazione e minimizzino il contatto dell’olio con l’ossigeno.

I polifenoli giocano un ruolo chiave: sono antiossidanti naturali presenti nelle olive che passano nell’olio durante la lavorazione. Conferiscono all’olio EVO le caratteristiche note di amaro e piccante (particolarmente percepibili negli oli freschi e di alta qualità) e contribuiscono in modo significativo alla sua stabilità nel tempo, proteggendolo dall’ossidazione, oltre a offrire importanti benefici per la salute umana. Un elevato contenuto di polifenoli è generalmente considerato un indicatore di un olio extravergine di pregio.

La “spremitura a freddo” è quindi un metodo fondamentale per preservare queste qualità, ma l’olio deve poi superare tutte le analisi chimiche e sensoriali previste per essere classificato come extravergine.

Di seguito una tabella che riassume i principali parametri di qualità per un olio extravergine, secondo la normativa e le indicazioni degli esperti:

Tabella 2: Parametri chiave per l’olio extravergine di oliva di qualità (normativa e indicazioni)

ParametroValore Limite UE per EVOSignificato e Impatto sulla Qualità
Acidità (acido oleico)≤ 0,8%Indica lo stato di salute delle olive e il grado di degradazione idrolitica dei trigliceridi. Un’acidità bassa è indice di olive sane e lavorazione corretta. Non è percepibile al gusto.
Numero di Perossidi≤ 20 meq O2/kgMisura lo stato di ossidazione primaria dell’olio (formazione di idroperossidi). Valori elevati indicano un inizio di irrancidimento e una cattiva conservazione delle olive o dell’olio.
K232 (Assorbimento UV)≤ 2,50Indica la presenza di dieni coniugati, legati a processi ossidativi primari. Valori alti possono derivare da olive danneggiate, surriscaldamento durante la lavorazione o frodi.
K270 (Assorbimento UV)≤ 0,22Indica la presenza di trieni coniugati e composti carbonilici, legati a processi ossidativi secondari. Valori alti possono indicare raffinazione, vecchiaia dell’olio o cattiva conservazione.
Delta K≤ 0,01Parametro che aiuta a rilevare la presenza di oli raffinati o miscele fraudolente, valutando ulteriormente lo stato di ossidazione.
Polifenoli TotaliNon esiste un limite normativo UE, ma un buon EVO dovrebbe averne >250-300 mg/kg.Potenti antiossidanti naturali. Conferiscono all’olio stabilità, note di amaro e piccante, e sono responsabili di molti benefici per la salute. Oli di eccellenza possono superare i 500-1000 mg/kg.
Analisi Sensoriale (Panel Test)Mediana dei difetti = 0, Mediana del fruttato > 0Valutazione organolettica da parte di un panel di assaggiatori esperti. L’olio EVO non deve presentare alcun difetto (es. rancido, muffa, riscaldo, avvinato, metallico, terra, ecc.) e deve possedere una percettibile nota di fruttato (di oliva).

Questi parametri, nel loro insieme, definiscono l’identità di un olio extravergine di oliva, garantendone l’autenticità e l’elevato standard qualitativo che i consumatori si aspettano.

Fattori determinanti per un olio di oliva di qualità superiore (oltre il processo)

Se il processo di produzione è fondamentale, la qualità di un olio di oliva superiore è il risultato di una complessa interazione di molteplici fattori che iniziano ben prima che le olive entrino nel frantoio. La produzione di un olio di eccellenza è un’arte olistica che richiede una profonda conoscenza dell’intero ecosistema, dalla pianta alla bottiglia, e un impegno costante verso la qualità.

  • La Materia Prima è Regina:
  • Varietà di olive (Cultivar): Ogni cultivar (come Coratina, Frantoio, Leccino, Taggiasca, Nocellara, ecc.) possiede un patrimonio genetico unico che si traduce in caratteristiche organolettiche distintive in termini di aroma, sapore (fruttato, amaro, piccante) e contenuto di polifenoli. Un olio “monocultivar” (o monovarietale) è prodotto utilizzando una sola varietà di olive, permettendo di apprezzarne appieno le peculiarità.
  • Stato di salute delle olive: Olive sane, integre, prive di attacchi parassitari (come la temuta mosca olearia, Bactrocera oleae) o di malattie fungine, sono la base imprescindibile per un olio di qualità. Danni ai frutti possono innescare processi degradativi che portano a difetti nell’olio.
  • Grado di maturazione ottimale: Come già sottolineato, il momento della raccolta è cruciale. Olive raccolte a un’invaiatura non troppo avanzata tendono a dare oli più ricchi di polifenoli e con profili aromatici più freschi ed erbacei.
  • Condizioni pedoclimatiche e “Terroir”: Il tipo di suolo, l’altitudine, l’esposizione al sole, il microclima dell’annata (piovosità, temperature) e le pratiche agronomiche adottate nell’oliveto (il cosiddetto “terroir”) influenzano profondamente le caratteristiche delle olive e, di conseguenza, dell’olio che se ne ricava.
  • Tecniche Agronomiche:
  • L’approccio alla coltivazione ha un impatto. L’agricoltura biologica, che esclude l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi, mira a un maggiore rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore. Studi comparativi hanno suggerito che gli oli biologici, a parità di altre condizioni, possono presentare livelli più elevati di alcuni composti benefici come l’α-tocoferolo (vitamina E) e i polifenoli. Tuttavia, un olio convenzionale prodotto con grande cura può comunque raggiungere livelli di eccellenza chimica e organolettica.
  • L’Importanza del Frantoiano:
  • L’esperienza, la sensibilità e la meticolosità del frantoiano sono decisive. È lui che, conoscendo le caratteristiche delle olive che sta lavorando e le potenzialità dei suoi macchinari, regola i parametri di ogni fase (tempi e temperature di gramolazione, velocità dei frangitori, ecc.) per esaltare al meglio la qualità della materia prima. Un bravo frantoiano è quasi un “direttore d’orchestra” che armonizza tutti gli elementi.
  • Analisi Chimiche e Sensoriali Continue:
  • Per i produttori seri, le analisi chimiche (acidità, perossidi, K, polifenoli, ecc.) e l’analisi sensoriale (panel test) non sono solo strumenti per la classificazione finale dell’olio, ma anche preziose verifiche di controllo qualità durante tutto il processo produttivo e sulla conservazione del prodotto. Permettono di identificare tempestivamente eventuali problemi e di intervenire per migliorare costantemente.

In definitiva, dietro un olio extravergine di oliva eccezionale c’è spesso una storia di passione, dedizione, profonda conoscenza agronomica e tecnologica, e un rispetto quasi reverenziale per il frutto dell’olivo.

Conclusione: scegliere e apprezzare l’olio di oliva consapevolmente

Comprendere il complesso percorso della produzione olio, dal campo alla bottiglia, e il ruolo cruciale delle macchine per produzione olio di oliva e delle meticolose fasi produzione olio di oliva, ci permette non solo di apprezzare maggiormente il valore di ogni singola goccia di olio extravergine di oliva, ma anche di diventare consumatori più consapevoli e informati. Sapere come produrre olio di oliva e, in particolare, quali sono i requisiti per ottenere un prodotto di eccellenza, ci fornisce gli strumenti per riconoscere e scegliere la qualità.

La trasparenza e la tracciabilità del processo produttivo stanno diventando fattori sempre più determinanti per i consumatori che cercano autenticità e garanzie. Un olio extravergine di oliva di alta qualità non è solo un piacere per il palato, ma anche un prezioso alleato per la nostra salute, grazie al suo contenuto di acidi grassi monoinsaturi, polifenoli e vitamine.

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